Il buon corista - (Ironico, ma non troppo)
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buon corista

Il buon corista


Comunemente si crede che in un coro si debba cantare. Ciò è fondamentalmente errato: ci si ritrova nella sala prove per aggiornarsi su chi sta con chi, chi ha fatto cosa, criticare il maestro e le altre sezioni.

Arrivare puntuali o in anticipo è sconsigliato: perché perdere tempo? Si sa che i primi dieci minuti servono a scaldare la voce e il buon corista non ne ha bisogno. Meglio entrare a metà prova, mentre si eseguono i brani difficili e salutare tutti vivacemente.

Quando il maestro prova una singola sezione il buon corista evita assolutamente di stare in silenzio, anzi magari coglie l’occasione per canticchiare qualcosa d’altro: questa pratica musicale si chiama “polifonia” ed il buon corista ne è un grande esperto.

Il buon corista fuma almeno un pacchetto di sigarette senza filtro al giorno. Prima delle prove e delle prestazioni segue una dieta “ad hoc” a base di cipolle e fagioli, e durante le messe si schiarisce la gola succhiando caramelle, dopo averle scartate con la massima cura, in soli 5 minuti.

Il buon corista la sera prima del concerto trascorre la nottata in discoteca bevendo solo superalcolici: è arcinoto che tali sostanze, in quanto contengono componenti “volatili”, assicurano di raggiungere le note più alte.

Il buon corista, ovviamente, sa che per evitare quelle tediose informazioni “vestitevi così, ordinate il repertorio, ci troviamo alla tal ora nel tal posto” il modo migliore è non partecipare mai alle prove generali: perché tanta noia? Basta arrivare al concerto senza cartelletta, vestiti come pare e piace e dire al maestro “io alle prove non c’ero e quindi non potevo saperlo!”.

Il motto del buon corista è: “si mangia per vivere e si canta per mangiare e bere”. Quindi al concerto non ci va, se come minimo non gli si offre un bel rinfresco. Quando il coro organizza una cena o una gita, il buon corista ha la facoltà di avvisare solo all’ultimo che ci sarà anche lui, e d’altra parte come si potrebbe fare a meno della sua presenza? Di sicuro qualcuno si sarà preoccupato di prenotare un posto per lui e tutti i suoi parenti, anche a costo di rimetterci le offerte per il coro: è  il minimo che si possa fare.

Il buon corista “non deve chiedere mai”, è chiaro che sono gli altri a doverlo aggiornare su orari e impegni: d’altra parte ha cose più importanti a cui pensare, non può certo perdere tempo, nemmeno per rispondere ai messaggi (tranne durante le prove e le celebrazioni).

Il buon corista sa di saperne più di tutti, anche del maestro, e quindi trova opportuno formare un “fronte di opposizione” per contestare tutto quello che si fa, e possibilmente far dimettere il direttore: infatti “chiunque può dirigere un coro, che ci vuole?” Se il maestro fa cantare in latino il buon corista contesta e gli ricorda che “viviamo in tempi moderni”. Se il maestro fa cantare in inglese, il buon corista sottolinea che “i migliori compositori hanno scritto in latino”.

Il buon corista sa che il maestro ha molte pecche, soprattutto se è arrivato dopo di lui: quindi ogni volta che il maestro interrompe la sua celestiale esecuzione per dire “più piano qui…, più forte là.., attenzione state calando..” ecc., rimpiange i tempi passati, quando “non si perdeva tempo con queste sciocchezze e si veniva apprezzati da tutti”.

Il buon corista sa che il direttivo viene eletto solo “pro forma”, quindi non lo tiene in minima considerazione: “in fondo il direttivo serve solo a non far litigare i coristi tra di loro e ad evitare la fuga del maestro; tanto, quando non ce la fa più a svolgere questa mansione, minaccia le dimissioni, e allora tutto torna tranquillo”.


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