Cultura musicale: musica, scuola e società


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La cultura musicale non può e non deve essere soggetta esclusivamente a iniziative personali, circostanze fortunate o specifiche attitudini dei singoli individui. La conoscenza della musica deve nascere dalla volontà comune di creare un interesse reale in questo campo: ciò è possibile solo attraverso un percorso formativo e il sostegno della collettività.

L’abisso culturale italiano

Inutile nascondersi, ma l’interesse per la formazione culturale musicale in Italia è ridotto ai minimi termini, tanto da sfiorare, in molti casi, il ridicolo. La musica nella scuola italiana non trova uno spazio dignitoso: relegata tra le attività collaterali (non essenziali alla maturazione dei futuri cittadini), è spesso ridotta a passatempo. Pare impossibile che siamo arrivati ad ignorare un elemento così pregnante nella tradizione della nostra civiltà, quasi che l’Italia non fosse la patria dell’opera lirica, o la terra che ha dato i natali a tanti celebri compositori.

Sebbene sia riconosciuto l’influsso positivo che l’apprendimento della musica ha nella prima infanzia, nella scuola elementare ne sono assenti l’insegnamento e l’esercizio. Nella scuola media la materia è confinata a una sola ora settimanale, mentre non ne esiste traccia negli istituti superiori. Infine, se si guarda ai livelli più elevati dell’istruzione, sostanzialmente non vi è ricerca, né insegnamento universitario concernente la musica.

Se queste sono le premesse, è chiaro che la vita musicale italiana, nel suo complesso, sia fortemente limitata; manca, infatti, quel germe che, in altri stati, genera un’attenzione particolare della società verso le iniziative volte a promuovere questa grande risorsa. Stupisce, ancora una volta, l’inadeguatezza del nostro Paese nel mettere in condizioni di far conoscere, intendere e praticare quest’arte, oltre a quelli che sono gli indirizzi strettamente professionalizzanti (conservatorio).

Alto Adige terra felice

In questo quadro di arretratezza generale, non mancano le eccezioni. Ce ne hanno dato prova i nostri amici di Ortisei (BZ), nella giornata che li ha visti protagonisti in concerto. Osservandoli e parlando con loro, scopri che è perfettamente normale saper leggere uno spartito musicale, suonare uno strumento o far parte di due o tre associazioni culturali musicali (pur non essendo professionisti); e che non è insolito, per un paese di 5000 abitanti, avere quattro o cinque formazioni corali amatoriali.

Sarà forse merito dello statuto speciale, fatto sta che in una regione come il Trentino-Alto Adige, fortunatamente, si scopre un’altra Italia. Non dobbiamo credere, erroneamente, che siano solo le agevolazioni economiche a favorire un certo tipo di realtà; semmai dobbiamo pensare che lì vi sia una forma mentis differente, che concepisce la cultura musicale come elemento di crescita della società, e non come semplice “accessorio”.

La nostra esperienza tavernolese

Come coristi adulti, la cui esperienza canora e cultura musicale sono derivate sostanzialmente dalla tradizione amatoriale, percepiamo la mancanza di una solida base educativa al canto e alla musica. E’ forse con l’ambizione di colmare in parte questo vuoto, e di avere in futuro cantori più formati, che a Tavernola è stato creato il gruppo delle voci bianche; e se il maestro riferisce che ragazzini dai nove ai quindici anni si divertono a cantare Bach, allora vuol dire che insegnare musica e farlo con qualità è possibile. Speriamo che i genitori e la comunità non manchino di sostenere le iniziative proposte, e continuino a dimostrare di averne riconosciuto il valore.

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