La musica sacra secondo Papa Benedetto XVI - Tavernola in Canto
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La musica sacra secondo Papa Benedetto XVI


“….E’ divenuto sempre più percepibile il pauroso impoverimento che si manifesta dove si scaccia la bellezza e ci si assoggetta solo all’utile. L’esperienza ha mostrato come il ripiegamento sull’unica categoria del ’comprensibile a tutti’ non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere. Liturgia ‘semplice’ non significa misera o a buon mercato: c’è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica… Anche qui si è messa da parte la grande musica della Chiesa in nome della ‘partecipazione attiva’: ma questa ‘partecipazione’ non può forse significare anche il percepire con lo spirito, con i sensi? Non c’è proprio nulla di ‘attivo’ nell’ascoltare, nell’intuire, nel commuoversi? Non c’è qui un rimpicciolire l’uomo, un ridurlo alla sola espressione orale, proprio quando sappiamo che ciò che vi è in noi di razionalmente cosciente ed emerge alla superficie è soltanto la punta di un iceberg rispetto a ciò che è la nostra totalità? Chiedersi questo non significa certo opporsi allo sforzo per far cantare tutto il popolo, opporsi alla ‘musica d’uso’: significa opporsi a un esclusivismo (solo quella musica) che non è giustificato né dal Concilio né dalle necessità pastorali”.

Una Chiesa che si riduca solo a fare della musica ‘corrente’ cade nell’inetto  e diviene essa stessa inetta. La Chiesa ha il dovere di essere anche ‘città della gloria’, luogo dove sono raccolte e portate all’orecchio di Dio le voci più profonde dell’umanità. La Chiesa non può appagarsi del solo ordinario, del solo usuale: deve ridestare la voce del Cosmo, glorificando il Creatore e svelando al Cosmo stesso la sua magnificenza, rendendolo bello, abitabile, umano”.

«Resta per me un’esperienza indimenticabile il concerto di Bach diretto da Leonard Bernstein a Monaco di Baviera dopo la precoce scomparsa di Karl Richter. Ero seduto accanto al vescovo evangelico Hanselmann. Quando l’ultima nota di una delle grandi Thomas-Kantor-Kantaten si spense trionfalmente, volgemmo lo sguardo spontaneamente l’uno all’altro e altrettanto spontaneamente ci dicemmo:- “Chi ha ascoltato questo, sa che la fede è vera”.  In quella musica era percepibile una forza talmente straordinaria di realtà presente da rendersi conto, non più attraverso deduzioni, bensì attraverso l’urto del cuore, che ciò non poteva avere origine dal nulla, ma poteva nascere solo grazie alla forza della verità che si attualizza nell’ispirazione del compositore.»


Fonti:

  1. cap. IX del volume “Rapporto sulla fede. Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger”, 1985, edizioni San Paolo
  2. riflessione teologica che il Card. Ratzinger scrisse per commentare il tema dell’edizione 2002 del Meeting di Rimini: «Il sentimento delle cose, la contemplazione della bellezza»