perché fare un concerto

Perché fare un concerto?

Siete amatori, siete poco formati, molto variegati, per nulla selezionati. Perché fare un concerto? Sicuramente ci sono molti là fuori che quel pezzo lo fanno meglio di voi. Stasera poi non ci sarà molta gente e andrete in un posto che quasi “vi fanno un favore” a farvi cantare. Perché fare un concerto? Mancano anche un po’ di buone voci che sono impegnate altrove. Non siete nemmeno sicuri di arrivare alla fine di quel pezzo senza errori (magari aveste avuto il tempo di provarlo con questa formazione risicata!). Perché fare un concerto? Qualcuno l’altra volta è rimasto deluso dal pubblico un po’ freddino. Se non vi accolgono come si deve, potreste dire: “No, grazie!”. Perché vi siete proprio fissati di fare questo concerto?

Sono queste alcune delle obiezioni che qualcuno potrebbe sollevare nel momento in cui si deve decidere se e dove cantare, ma non è su questi elementi che fondiamo il nostro essere coro.

Un concerto serve a darsi un obiettivo, a definire un’occasione per mettersi alla prova, a testare i propri progressi. Un concerto educa al successo e alla delusione. Un concerto serve a prendersi del tempo per noi, a rafforzare il senso di appartenenza al gruppo. Un concerto serve a trovare quella concentrazione che mai potremmo ottenere in una prova. Un concerto serve a farci fare insieme quello che da soli non saremmo nemmeno in grado di immaginare. A volte un concerto serve ad un bambino per vedere mamma e papà sorridere dalla platea dopo un anno di prove, o a dare coraggio a uno che non ne ha. Altre volte un concerto serve a riscaldare il cuore di un maestro un po’ affaticato o a convincerlo che anche dalle serate più improbabili può venire qualcosa di buono e inatteso.

Un concerto racchiude in sé ragioni complicate, ma è anche una cosa semplice.
Una canzone dice:

“Perché dovrei sentirmi scoraggiato? [..] Canto perché sono felice, Canto perché sono
libero”.