Voce nasale e risonanza nel canto


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Sebbene qualche cantante abbia fatto della sua voce nasale una caratteristica di successo, non si può dire che la nasalità conferisca piacevolezza al suono, né tanto meno che sia un attributo da ricercarsi, tutt’altro, essa rappresenta, piuttosto, un difetto.

Nel canto una buona produzione vocale si caratterizza per un suono rotondo, pieno e bilanciato a livello della risonanza. Questo tipo di emissione sonora si ottiene quando il palato molle è sollevato, ossia, quando la cavità nasale è totalmente esclusa (fatta eccezione per i fonemi nasali).

É dunque errato pensare che le cavità nasali contribuiscano alla risonanza?

Diversi studi indicano che il buon cantante non sfrutta le cavità nasali durante il canto, ovvero che i seni paranasali non contribuiscono acusticamente al suono emesso. Se ostruiamo  le fosse nasali o i seni paranasali di un buon cantante, le analisi acustiche non sono in grado di differenziare i suoni emessi a naso libero o a naso occluso. Quello che la didattica definisce come “portare il suono in maschera”, si riferisce in realtà ad una percezione vibratoria soggettiva delle strutture ossee, piuttosto che al loro utilizzo come risuonatori.

Nella lingua italiana, le vocali e la maggior parte delle consonanti sono tutte a risonanza orale: dunque si capisce l’importanza del sollevamento del palato molle per la loro produzione. Fanno eccezione i fonemi nasali (m,n,gn), che vengono realizzati attraverso una posizione bassa del velo, e, quindi, attraverso il passaggio dell’onda sonora nelle cavità nasali. Un utilizzo eccessivo delle cavità nasali come risuonatori è scorretto, e viene definito voce nasale.

[box icon = none  color=white] Franco Fussi – Fisiologia e Percezione del Canto (2009) [/box] Il più delle volte, la voce  nasale è il risultato di alcuni atteggiamenti errati:

  • un palato molle abbassato,
  • una spinta eccessiva della pressione del fiato attraverso la laringe (con conseguente gola chiusa),
  • una forte tensione alla radice della lingua, accompagnata da una posizione della mandibola in avanti.

Cosa si intende con il concetto di “maschera”?

Anche quando la voce viene prodotta correttamente, solo una parte dell’energia sonora esce dalla bocca, il resto rimane all’interno e si riflette nelle cavità, producendo vibrazioni. Da queste nascono sensazioni in varie parti del corpo, queste parti costituiscono la “maschera”. A volte, purtroppo, tali sensazioni vibratorie secondarie sono confuse con un ruolo reale del delle cavità nasali nella produzione di un suono equilibrato e corretto, favorendo il diffondersi dell’uso della voce nasale.

Cosa comporta la nasalizzazione del suono?

Quando articoliamo i suoni l’obiettivo dovrebbe essere quello di creare una cavità di risonanza che potenzi alcune specifiche lunghezze d’onda, ossia quelle armoniche che ci consentono di riconoscere una vocale dall’altra, un fonema da un altro.

Ma se, per esempio, una vocale viene prodotta sfruttando la cavità nasale, se ne abbatte la sonorità. La nasalizzazione, infatti, ostacola le lunghezze d’onda caratteristiche delle vocali, e ne riduce notevolmente l’intensità, determinando di fatto una distorsione del suono. La  voce nasale è provvista di una minore energia acustica, la quale garantisce alla voce di essere udita oltre l’orchestra.

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